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Il Mondo del Latte

L'EDITORIALE DE IL MONDO DEL LATTE

02-08-2022

Agosto


Mese dopo mese, i costi continuano a crescere. I prezzi dei prodotti finiti, invece, non crescono o crescono di pochissimo.
 
Ergo, la distribuzione continua a fare tappo, frena, insiste a proporre offerte e prezzi troppo bassi, scaricando sulle industrie la stragrande maggioranza degli aumenti a monte. Una situazione insostenibile, insopportabile, inaccettabile! Senza contare lo tsunami che ha colpito gas, energia e imballaggi, con aumenti a due e a tre cifre. Il latte ha raggiunto valori che nessuno avrebbe mai immaginato.
 
I numeri parlano chiaro: lo scorso anno, in queste settimane, lo spot toccava a malapena i 39 centesimi, il latte alla stalla ne costava 38. Oggi, il primo viaggia su valori superiori ai 65 centesimi (+66%) e il secondo è arrivato a 55 centesimi (+42 per cento). Con lo spot che continua la sua corsa verso l’alto e i contratti per l’autunno che porteranno il prezzo del latte alla stalla fino a 60 centesimi. E parliamo dei valori lombardi, sapendo che in molte regioni del Sud il latte è ancora più costoso.

Cosa se ne deduce?

Che l'industria ha ascoltato l'allarme degli allevatori, ma lo stesso non ha fatto il mondo della distribuzione, che "ciurla nel manico" e mette i bastoni tra le ruote alle imprese di trasformazione (a proposito: oltre che di aumenti, vogliamo parlare delle nuove regole sulle pratiche sleali e dei relativi tempi di pagamento delle fatture?)
 
Siamo tutti coscienti della necessità di garantire i migliori prezzi possibili ai consumatori, ma siamo convinti di due cose.
 
Prima di tutto che bisogna dare al cibo di qualità il suo giusto valore. A questo proposito, una domanda: sapete quanto spende una famiglia italiana per comprare latte, formaggi, yogurt e burro? Sessanta centesimi al giorno a persona. Una cifra ridicola. Poco più di mezzo euro per garantirsi prodotti sicuri, sani, nutrienti, necessari per la corretta alimentazione, raccomandati dalle linee guida di ogni parte del mondo. Alimenti buoni e di ottima qualità, che tutto il mondo ci invidia, che non possono costare così poco, e che meritano di essere valorizzati meglio sugli scaffali della distribuzione.
 
Siamo poi convinti che il corretto posizionamento sarebbe un giusto riconoscimento per le imprese di trasformazione, un patrimonio per il Paese, le regioni, i territori.
 
Se non si troveranno soluzioni immediate, infatti, saranno tanti a gettare la spugna, a chiudere o a cedere la propria azienda. E sarebbe una sciagura, una perdita incolmabile per un settore fatto da centinaia di piccole e medie imprese.
 
È questo che si vuole?