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Attualità

NUOVA DELHI FRENA I FORMAGGI ITALIANI. UNA NUOVA BARRIERA BLOCCA LA STRADA ALLE GRANDI DOP CASEARIE.

10-05-2021

Per i produttori caseari italiani è sempre più difficile esportare i formaggi in India. Motivo del contendere è l’impiego del caglio animale utilizzato nella produzione dei formaggi, un “ingrediente” non conforme ai dettami religiosi induisti.


Per i produttori caseari italiani è sempre più difficile esportare i formaggi in India. La causa è da ricondurre alla modifica, unilaterale, del certificato veterinario indispensabile per far entrare i formaggi italiani nel territorio indiano. Motivo del contendere è l’impiego del caglio animale utilizzato nella produzione dei formaggi, un “ingrediente” non conforme ai dettami religiosi induisti.

L’import di formaggi realizzati con caglio animale è sempre stato un tema molto sentito, in India. Ciò non ha impedito che, per anni, l’esportazione di prodotti lattiero-caseari Made in Italy sia avvenuta regolarmente, con la sola accortezza di indicare l’origine animale del caglio in etichetta, al fine di agevolare la scelta consapevole da parte del consumatore. Con il nuovo certificato veterinario, varato dalle autorità indiane lo scorso febbraio, si preclude però aprioristicamente l’entrata dei formaggi realizzati con caglio animale.

I risultati -va da sé, negativi- non hanno tardato ad arrivare: l’export caseario di questo inizio d’anno ha registrato un -60% in volumi, e -62% in valore. Persino peggiori le performance delle due grani DOP del settore, Parmigiano reggiano e Grana Padano, che hanno perso il 92% dei volumi e il 90% del valore. A sottolineare la gravità della situazione è il presidente di Assolatte Paolo Zanetti: «Il problema è particolarmente grave per i formaggi DOP come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, il cui disciplinare di produzione impone l’utilizzo di caglio animale. Abbiamo naturalmente grande rispetto per le scelte religiose e culturali di un grande paese qual è l’India, ma troviamo incomprensibile questa interdizione».

La recrudescenza portata avanti dal Governo di Nuova Dehli, che s’inscrive all’interno di un contesto politico nazionalista basato su due colonne portanti, cioè la religione e l’industria, costituisce a tutti gli effetti una barriera commerciale non tariffaria. «Mi rendo conto che il tempismo delle nostre rivendicazioni non è il più adatto», prosegue Zanetti, «ma questo delle certificazioni veterinarie è un problema che risale a febbraio 2020, e se non cominciamo a lavorare già adesso a una soluzione, quando finalmente la pandemia sarà passata anche in India rischiamo di non cogliere la ripresa».

Con i consumi italiani stagnanti e con i bar e i ristoranti ancora lontani dalla loro consueta operatività, l’esportazione assume una rilevanza significativa per sostenere la ripresa di un settore duramente colpito dalla crisi legata alla pandemia. «Per questo Assolatte -conclude Zanetti- ha chiesto l’intervento dell’ambasciata italiana di Nuova Delhi, dei nostri ministri competenti e della Commissione europea, per una risoluzione, in tempi auspicabilmente brevi, del blocco imposto ai nostri migliori formaggi».