Assemblea Assolatte 2010
Il 10 giugno, presso il Centro congressi dell'Hotel Le Meridien Gallia di Milano, si è svolta La 65ª Assemblea dei soci.
Un evento come di consueto molto sentito dagli Associati e che quest'anno ha visto una quota di partecipazione elevatissima: circa il 75% della trasformazione casearia, a testimonianza del fatto che gli imprenditori lattiero-caseari, nonostante il protrarsi ed il ravvicinato ripetersi di crisi economico-finanziarie mondiali, mantengono ferma la volontà di trovare e di proporre soluzioni per il superamento dei problemi, vecchi e nuovi, che riguardano il settore.
Un segnale, questo, di grande vitalità, che trova conferma anche nei contenuti della Lettera del Presidente Giuseppe Ambrosi ai Soci (allegata).
Ugualmente propositive e ricche di contenuti sono state le relazioni dei Presidenti e responsabili dei diversi Gruppi merceologici e Comitati dell'Associazione sulle attività svolte nell'anno 2009.
Salvatore Castiglione, per il Gruppo yogurt latti fermentati e dessert, ha segnalato la ripresa dei consumi di yogurt e latti fermentati ed ha sottolineato come i prodotti "salutistici" siano quelli con tassi di crescita maggiori. Le importazioni hanno segnato un andamento positivo per i latti fermentati, diversamente dal segno negativo registrato dagli yogurt. L'attenzione del Gruppo si è soffermata principalmente sul tema dei claims sulla salute riferiti ai probiotici e sulle possibili conseguenze che potrebbero derivare da una loro bocciatura. Situazione dovuta alla carenza di informazioni complete da parte dell'EFSA sulle procedure di valutazione dei dossier di supporto delle indicazioni in questione. Il Gruppo, quindi, ha avviato i lavori per definire un documento di supporto scientifico indipendente sui benefici di questi microrganismi. A conclusione della relazione, il Presidente del Gruppo ha sostenuto la necessità di continuare e rafforzare l'attività di comunicazione e di promozione dei consumi di yogurt e latti fermentati, essendo questi ancora troppo bassi rispetto alla media europea.
Giuseppe De Paoli, per il Gruppo burro, ha illustrato la situazione del comparto, che sta attraversando forti tensioni ormai cicliche. L'incremento delle quotazioni a livello europeo si riflette sull'approvvigionamento di materie grasse. Tale contesto ha portato la Commissione europea ha mettere sul mercato il burro che era detenuto nell'intervento pubblico. Va, altresì, rilevato che le oscillazioni dei prezzi sono talmente veloci e significative che, se non trovano un rapido riscontro e l'accettazione da parte delle aziende distributrici, rischiano di creare difficoltà all'intera industria alimentare.
Franco Bonifazi, per il Gruppo latte alimentare, ha spiegato che sono proseguite nel 2009 - favorite dalla necessità di far quadrare i bilanci familiari - le rincorse promozionali sui prezzi, l'erosione delle quote di mercato da parte delle private label e le importazioni di latte confezionato dall'estero. Ne è conseguita una riduzione in valore di circa il 9% per il latte UHT e di circa il 6% per il fresco + ESL. In sostanza, il settore ha visto - grazie alla GDO - quasi completamente demolito il modello di valorizzazione che si era pazientemente costruito a partire dal lontano 1989 con la legge sul latte fresco di Alta Qualità. Nel 2009 un terzo delle famiglie italiane ha acquistato il latte fresco in promozione, mentre per il latte UHT l'incidenza ha superato il 62%. E la cosa più grave è che il 2010 è iniziato anche peggio e non s'intravedono segnali di inversione. Oggi, complessivamente, il latte alimentare viene acquistato in media al prezzo di un euro: praticamente allo stesso prezzo al quale lo vende il contadino, crudo e sfuso, tramite i distributori automatici. Nonostante tale evidenza e sebbene l'industria continui a ritirare responsabilmente tutto il latte italiano, quest'ultima continua ad essere ingiustamente accusata dai media di indebita speculazione. Si continua inoltre a propagandare una visione "populista" sul futuro del comparto alimentare basata sui "km zero" e sui "farmer-market": questo significa mettere in seria difficoltà la sopravvivenza dell'intera filiera. L'industria italiana si trova perciò di fronte ad un bivio: o produrre latte alimentare a prezzi sempre più competitivi, ma destinato in larga parte alle private label della GDO, oppure - come avvenuto nel segmento dello yogurt - proporre prodotti diversi, fortemente innovativi, ove il latte crudo diviene il principale ingrediente, ma non la sola materia prima da utilizzare. Questa scelta costituirà il principale oggetto di dibattito nella futura attività del Gruppo.
Andrea Pinna, per il Gruppo nazionale del pecorino, ha definito il 2009 come un anno da dimenticare. Il Pecorino, infatti, ha subito penalizzazioni tali, sia in valore che in volume, da mettere a rischio la sopravvivenza delle imprese. In controtendenza rispetto alla generalità dei formaggi, l'export di Pecorino Romano - specie verso gli USA - ha subito un crollo drastico. Le quotazioni in un anno hanno perso il 20%. Questo nonostante le riduzioni operate sui volumi di produzione. Del resto, per programmare la produzione di formaggio è necessario trovare sbocchi alternativi al latte, per non appesantire il mercato di altri formaggi ovini. A tal fine, il settore si è attivato per collocare una parte del latte eccedente sui mercati esteri. L'operazione però è durata poco, perché altri Paesi hanno ridotto il prezzo del latte ovino più di noi e ci hanno sottratto il mercato. Il comparto si ritrova così con una produzione di Pecorino Romano che già a fine marzo superava quella della scorsa campagna e con flussi di latte primaverile superiori a quelli del 2009. La sola speranza è che un aiuto venga dalla svalutazione dell'euro sul dollaro; qualche segnale positivo in tal senso già si intravvede. Resta il fatto che per il comparto dei formaggi di pecora l'uscita dalla crisi si profila un po' più difficile e lontana che per altri.
Paolo Ferrario, per il Gruppo formaggi fusi, ha evidenziato come, accanto ad un calo dei consumi, anche importazioni ed esportazioni abbiano segnato un andamento negativo nel 2009. Ferrario si è poi soffermato su due aspetti legati alle regole di produzione dei formaggi fusi: il primo relativo alla cancellazione dei limiti di utilizzo di caseina e caseinati e la caduta del regime di autorizzazione previsto in passato. Il secondo riguardante l'interruzione dei lavori in ambito Codex per la definizione di uno Standard condiviso. Da ciò, la necessità per il Gruppo di lavorare all'individuazione di nuovi spunti per il riconoscimento di pratiche di produzione conformi alla normativa ma, soprattutto, concorrenziali con gli altri Paesi europei. La relazione si è conclusa con una riflessione sulla necessità di orientare l'attività futura del Gruppo per valorizzare l'immagine dei formaggi fusi, troppo spesso sottovalutata da stampa e consumatori.
Maurizio Sperati, per il Gruppo prodotti di latte di capra, dopo aver sottolineato che il settore industriale caprino italiano ha continuato a crescere anche lo scorso anno, ha lamentato che la produzione nazionale di latte resta del tutto inadeguata alle potenzialità della trasformazione e della domanda. Occorrono quindi in tale ambito decisi interventi di sviluppo. Il consumatore-tipo di derivati caprini coltiva frequentemente un interesse particolare e prioritario per gli aspetti qualitativi e salutistici. In tema di claims, quindi, è auspicabile un atteggiamento più benevolo da parte delle Istituzioni e l'impostazione di meccanismi procedurali e autorizzatori più semplici, che prevedano possibilmente anche forme di assistenza, almeno in favore delle PMI. Il Relatore ha poi disapprovato l'emendamento volto ad autorizzare la denominazione di "Formaggio di imitazione" per prodotti nei quali i componenti naturali del latte sono sostituiti con sostanze vegetali non meglio definite. Emendamento che il Parlamento europeo ha per il momento lasciato passare all'interno della proposta di regolamento destinata a rivedere la normativa comunitaria sull'etichettatura degli alimenti. Una tale denominazione legale, se venisse approvata, stravolgerebbe le norme e i principi "storici" del Diritto comunitario e del buon senso e creerebbe - a danno di consumatori, allevatori e trasformazione lattiero-casearia - una confusione pericolosissima tra prodotti per niente paragonabili in termini di identità, natura, qualità, composizione e, soprattutto, per nulla equiparabili dal punto di vista forse più delicato: quello nutrizionale e salutistico.
Claudio Francia, per il Gruppo mozzarella, ha espresso una contenuta soddisfazione per il fatto che il comparto è riuscito a superare il 2009 soffrendo forse meno di altri, con risultati che, in tempi di crisi, possono considerarsi tutto sommato positivi. Dopo la flessione dell'1,5% del 2008, il segmento è tornato a crescere in volume, complessivamente del 2,5%. In valore, però, si è registrata la perdita di un paio di punti percentuali. La mozzarella di bufala, che scontava la crisi "diossina", è andata meglio della vaccina e la tipologia "da tavola" meglio di quella "per pizza", le cui vendite sono diminuite per effetto della contrazione dei pasti "fuori casa". Il consenso del consumatore, comunque, va sempre più alla mozzarella a peso fisso, che nel 2009 ha segnato complessivamente un +6,4%, con punte del 13,3% per quella di bufala. In un anno di crisi come è stato il 2009, l'export in volume si è difeso, con un flessione contenuta allo 0,6% - anche se purtroppo si resta al di sotto dei volumi del 2007 - mentre la perdita in valore è stata dell'1,7%. Buono, comunque, il saldo import-export di mozzarella, che in valore è quasi a zero, nel mentre esportiamo quantitativi pari solo al 68% di quello che importiamo. La mozzarella si conferma perciò un prodotto non solo capace di resistere sul mercato, ma anche di guadagnare crescenti consensi da parte del consumatore. Occorre però che gli sforzi delle imprese non vengano ulteriormente vanificati dalle nuove crisi finanziarie.
Antonio Auricchio, per il Comitato di coordinamento formaggi Dop e Igp, ha evidenziato che, dopo un periodo di difficoltà ad inizio 2009, la produzione e le esportazioni hanno avuto nella seconda parte dell'anno una ripresa costante. Infatti, per i prodotti più importanti, i livelli produttivi si sono attestati su livelli uguali o addirittura superiori a quelli del 2008. Anche l'export ha chiuso l'anno positivamente e, grazie al contributo dei prodotti a denominazione di origine protetta, il saldo import/export, per la prima volta nella storia, è stato positivo (+151 milioni di euro). Buoni i risultati conseguiti relativamente ai consumi di formaggi Dop, segno del riconoscimento, da parte dei consumatori, dell'impegno e delle attenzioni dalle industrie nell'offrire, anche nel settore dei prodotti più tradizionali, formaggi di qualità sotto tutti gli aspetti. Infine, sono state evidenziate le esigenze di tutela delle denominazioni d'origine anche in ambito internazionale, ove sono troppo spesso oggetto di evocazione, imitazione ed usurpazione.
Stefano Robba, per il Comitato giuridico-normativo, ha ricordato che nel 2009 sono stati assai numerosi i temi sui quali l'Associazione ha dovuto lavorare, soprattutto per contrastare misure considerate fortemente penalizzanti per le Aziende italiane. Tra queste tematiche ha menzionato quelle riguardanti l'indicazione di origine degli ingredienti dei prodotti e il divieto di usare le proteine del latte nella produzione di formaggi e latticini, sulle quali - peraltro - non è stata ancora messa la parola fine. Un primo successo, però, è stato raggiunto con la bocciatura del Decreto che il MIPAAF notificò alla Commissione europea lo scorso 25 agosto. L'etichettatura di origine è ancora in discussione anche nell'ambito del progetto di Regolamento sull'informazione del consumatore e, per di più, potrebbe essere inserita in futuro pure nelle proposte che scaturiranno dalla recente Comunicazione della Commissione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli. Al tema dell'origine si connettono sostanzialmente molteplici iniziative regionali e nazionali sulla commercializzazione di prodotti alimentari a "km zero", motivate anche con argomenti legati - in modo arbitrario, mancando al riguardo un quadro di riferimento internazionale - alla sostenibilità ambientale. L'Italia, comunque, è un grande esportatore di made in Italy, e quindi - ha precisato il relatore - c'è da augurarsi che di chilometri i nostri prodotti ne facciano sempre di più. Le aziende, infine, incontrano ostacoli anche sulla via dell'innovazione; in particolar modo, nel dare seguito alle opportunità derivanti dalla normativa sui claims salutistici e nutrizionali, essendo fin qui prevalso un atteggiamento eccessivamente restrittivo in sede di valutazione e controllo.
Martino Verga, per il Gruppo starter e fermenti lattici, ha condiviso le perplessità del Gruppo Yogurt, latti fermentati e Dessert in ordine alla possibile bocciatura dei claims sui probiotici e ha illustrato le difficoltà incontrate dai produttori di tali sostanze nel processo di autorizzazione di tali indicazioni salutistiche. L'impegno del Gruppo per il futuro, quindi, si concentrerà nel ribadire l'esistenza della categoria dei probiotici, quali microrganismi con effetto benefico sulla salute. Ciò anche in considerazione del fatto che questo segmento offre grandi possibilità di sviluppo. Il Relatore, inoltre, ha accennato al Regolamento europeo sugli enzimi impiegati in ambito alimentare e al fatto che si è ancora in attesa di conoscere le modalità per l'invio delle domande finalizzate al loro riconoscimento da parte dell'EFSA. Verga, infine, ha richiamato il tema della possibile classificazione dei microrganismi come additivi. Tema sul quale si stanno attendendo sviluppi e chiarimenti a livello comunitario.